Gli sport estremi su Cubik TV: un approfondimento sull’origine e sulle caratteristiche

Per sport estremi si intendono quelli in cui l’atleta giunge alla soglia massima di difficoltà sfidando leggi fisiche e di sopportazione umana. Nati dalla costa occidentale degli Stati Uniti attorno agli anni cinquanta-sessanta, hanno successivamente varcato i confini e sono arrivati in Europa negli anni ottanta passando da una fase di nicchia a quella attuale di ampia diffusione.

I praticanti di questi generi di sport presentano alti livelli di forza, di coraggio, una certa attrazione per l’imprevisto ed il gusto per il superamento dei limiti imposti e sono stati oggetto di una serie di studi che potessero analizzarne in concreto la psicologia e le motivazioni.

Questi hanno evidenziato una correlazione tra questa componente di rischio ed un atteggiamento nei confronti della propria vita non vista attraverso atteggiamenti depressivi-distruttivi ma, al contrario, associata alla stesso senso di sfida, al gusto di sentirsene padroni ed onnipotenti fino al punto di poterne gestire anche l’incertezza.

La sensazione ricercata quindi è proprio quella di “sentirsi vivi” ed è strettamente legata ad uno stato euforico in cui si possano avvertire brividi ed emozioni.

Studi, infatti, hanno rilevato, secondo aspetti più strettamente neuropsicologici, l’associazione tra la capacità di alcuni di aumentare la secrezione di adrenalina, ed il bisogno di rischio, di cercare sensazioni estreme e poco ripetitive.

Con la pratica di queste discipline, dal punto di vista biologico, ne consegue  un’abbondante produzione di dopamina che permette di generare sensazioni piacevoli pari a quelle date dall’assunzione di sostanze stupefacenti, alcoliche o stimolanti: è la quantità di dopamina nel cervello, assieme alla presenza di adrenalina a far sì che l’individuo coinvolto in queste esperienze reagisca con risa di piacere e grida senza controllo.

L’attrazione per le attività cosiddette “a rischio” è stata analizzata anche in misura di una possibile mutazione del corredo genetico. Un minor numero di recettori di dopamina è stato ritenuto un motivo fisiologico per spiegare perché certe persone con propensione per attività “estreme” abbiano la tendenza a ricercare attività che ne stimolino la sovrapproduzione.

Inoltre, la semplice descrizione delle emozioni provate durante la pratica di queste discipline ha fatto concludere alcuni sulla presenza di un retaggio infantile alla base delle sensazioni provate nel varcare i propri limiti: attività come il roteare, il rimaner sospesi, oscillare sarebbero direttamente correlate alle azioni derivate dai giochi di quella fase d’età.

Non sono mancate poi le analisi sull’aspetto attrattivo della visione da spettatore di questi tipi di discipline. Certamente il senso di ammirazione e di stupore per la riuscita ne guidano l’interesse e lo spettatore può sentirsi empaticamente coinvolto nella situazione di pericolo. La situazione del guardare una manifestazione di sport estremo può esser paragonata, per questi processi, alla visione di un film horror che, attraverso la sensazione di una certa forma di rischio, provoca ugualmente forme già citate di rilascio di dopamina con effetti già accennati.

Tornando ai praticanti, occorre evidenziare che, se i vantaggi nel praticare un certo sport sono dati dalle forte emozioni che fan provare, occorre ribadire che questo tipo di pratica ha bisogno in misura maggiore di un allenamento costante, di una disciplina ferrea e di una cura fisica e caratteriale. È una costante sfida con sé stessi ed i propri limiti ed ha bisogno del giusto grado di equilibrio per regolare il gusto dell’eccesso con l’equilibrio delle proprie possibilità.

Ogni praticante deve avere la giusta dose di coraggio ma il consiglio che si deve dare è quello di mantenere la testa per affidarsi solamente a strutture organizzate, indossare eventualmente il casco protettivo od in ogni caso munirsi di tutte le protezioni del caso.

 

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