Il quartiere di Cinecittà fa da sfondo alle simpatiche avventure degli inquilini di “Casa Tuscol@na”

Dopo “Eva + Eva”, un’altra serie comedy arriva sui nostri canali, anche se Casa Tuscol@na ha già qualche annetto sulle spalle. Infatti la serie è stata girata nel 2012, quando ancora in Italia non si producevano tutte le web series che ci sono oggi. Su Internet erano presenti già diversi nomi – oggi molto conosciuti – ma erano ancora in pochi a cimentarsi con l’impresa pioneristica di girare una serie che, a conti fatti, ha richiesto lo stesso tipo di difficoltà che si può incontrare cimentandosi con un vero lungometraggio, soprattutto se si pensa che Casa Tuscol@ana è stata realizzata con un budget che dire “ridicolo” sarebbe un eufemismo.

Cubik TV ha incontrato oggi Matteo Morittu e Gianluca Calabria, due degli autori che insieme a Francesco Civile (che è anche protagonista della serie) hanno dato vita a questa simpatica sit-com, poco “sit” e molto “comedy”.

Abbiamo riservato a ognuno di loro cinque domande. Ecco quello che ci hanno risposto:

Com’è nata l’idea di Casa Tuscolana e quanto ci è voluto per metterla in piedi?

Matteo: L’idea è nata dalla passione del nostro gruppo di amici e colleghi nel settore delle produzioni cinematografiche e teatrali. Per realizzare tutta la serie, quindi dalla scrittura al montaggio finale, abbiamo impiegati circa 6 mesi di lavoro.

Quanto è stato difficile realizzare un prodotto che si avvicina molto alla lunghezza di un lungometraggio con un budget così limitato?

Matteo: È stato molto difficile ma ci è sempre venuta in soccorso la mutua cooperazione tra amici e appassionati. Uno degli aspetti più difficili nelle piccole produzioni low budget (o meglio zero budget) è dover ricoprire contemporaneamente più ruoli artistici o tecnici e questo mette a dura prova perché toglie energie creative. Tanti ragazzi che vivono la stessa esperienza credo che conoscano bene quest’aspetto.

Hai mai pensato di mollare tutto nel mezzo della lavorazione?

Matteo: Mollare tutto sinceramente no! Però quando la fatica si è fatta sentire e sapevo che ormai eravamo in ballo non vedevo l’ora di avere tra le mani il lavoro finito!

Qual è stata la parte più divertente del progetto?

Matteo: Credo la scrittura e la proiezione in sala, cioè l’inizio e la fine. Gli episodi più simpatici, però, sono capitanti durante la lavorazione in giro per il quartiere della Tuscolana, a Cinecittà, e sono legati ai rapporti umani e di amicizia.

Ci sarà una seconda stagione di Casa Tuscolana? E se sì, cosa ti piacerebbe vedere nella prossima stagione?

Matteo: Sarebbe bello scoprire qualcosa di più su come i tre protagonisti sono arrivati a Casa Tuscolana! Abbiamo delle idee. Ci potrebbe essere una seconda serie, ci piacerebbe molto. Anzi, sicuramente ci sarà. Magari anche grazie ad una bellissima piattaforma di promozione e di condivisione come è CubikTV.

 

Come è stato organizzato il lavoro di scrittura della serie web?

Gianluca: Inizialmente ci siamo confrontati per diverse settimane, se non mesi, e abbiamo fatto un lavoro di brainstorming incredibile. Avevamo mille idee ma dovevamo, per forza di cose, fare una cernita fra quelle che piacevano a tutti e tre e quelle che erano veramente realizzabili con un budget pressoché vicino allo zero. Una volta individuate le sinossi adatte siamo passati al lavoro vero e proprio di scrittura. Matteo e Francesco, abitando vicini, hanno lavorato a braccetto facendo una prima stesura di molti degli episodi mentre io, avendo avuto una formazione da sceneggiatore, gli rompevo le scatole al telefono o per e-mail dicendogli “questo sì, questo no, questo va bene, questo non va bene” e cercando di lavorare sulla struttura narrativa.

Quali sono state le difficoltà principali nella sceneggiatura?

Gianluca: Le difficoltà maggiori sono state quelle di trovare delle idee che fossero al tempo stesso realizzabili. Abbiamo scritto molti più episodi rispetto a quelli che abbiamo girato, ed alcuni erano veramente molto divertenti, ma abbiamo dovuto metterli da parte perché erano impossibili da realizzare con le nostre risorse limitate.

Nascerà una scrittura per il web?

Gianluca: Già c’è la scrittura per il web. Lo dimostrano le centinaia di web series che ogni anno nascono nel mondo. Quello che manca è uno studio approfondito e una tecnica collaudata a proposito della narrazione seriale con puntate di durata variabile fra i cinque e i venti minuti. Scrivere un lungometraggio è diverso dallo scrivere una puntata di 45 minuti di una serie tv tradizionale, così come è differente dallo scrivere una serie per il web costituita da puntate di cinque o venti minuti. Sono diversi i tempi narrativi ed è diverso non solo il tipo di pubblico ma anche il modo in cui il pubblico si approccia a una serie. In questo senso la serialità è ancora troppo poco sperimentata ma piano piano penso che si verrano a creare dei format ben precisi costruiti anche attorno al modo in cui il pubblico di internet fruisce di tali prodotti.

Casa Tuscolana è un progetto che potrebbe essere riadattato per un altro formato (cinema, serie tv, ecc.)?

Gianluca: Sì e no. Naturalmente può essere riadattato ma diventerebbe un qualcosa di molto diverso da una serie web. Se fosse un film potrebbe avere anche una componente “visiva” più particolareggiata e ricercata. Mi piacerebbe molto sviluppare una dark comedy, magari ambientata interamente durante una notte da incubo in giro per la Tuscolana, una delle più grandi e più popolose vie di Roma. Se invece fosse una serie tv si potrebbero approfondire molto di più i personaggi e i loro problemi, facendoceli conoscere a tutto tondo, non solo quindi dal punto di vista comico.

Come sceneggiatore della serie, cosa vorrebbe suggerire agli spettatori?

Gianluca: Una cosa che non mi stanco mai di ripetere quando consiglio a qualcuno di vedere un film, una serie tv, o una serie per il web – non mi riferisco quindi solo a Casa Tuscol@na – è quello di non permettere mai che venga meno quella componente fondamentale della fruizione di un’opera audiovisiva che è la “sospensione dell’incredulità”. Mi è capitato molte volte di aver visto un film al cinema e di averlo amato tantissimo ma di non aver avuto la stessa emozione rivedendolo a casa. Questo perché il buio della sala, il grande schermo e soprattutto il fatto di non essere interrotti fa sì che si riesca a cogliere anche quelle piccole sfumature che ci rendono assolutamente verosimili gli eventi straordinari raccontati in un film. A casa abbiamo continue distrazioni – di molte delle quali neanche ci rendiamo conto – che magari ci fanno perdere quei piccoli elementi che danno corpo e verosimiglianza agli eventi e che spesso e volentieri non ci fanno apprezzare il film per come è realmente. Ovviamente un telefilm o una serie per il web non possiamo guardarla al cinema ma se posso permettermi di suggerire qualcosa al pubblico il mio consiglio è quello di crearsi le condizioni migliori possibili se si vuole veramente apprezzare qualcosa. Vedere “Gravity” al cinema in 3D è un’esperienza unica. Vederlo in Blu-Ray su un buon televisore può avvicinarsi molto all’esperienza cinematografica, a patto che non ci siano distrazioni e interruzioni. Vedere “Gravity” sullo schermo di un cellulare è assolutamente un sacrilegio, sia per chi ha realizzato il film sia per la stessa persona che lo guarda perché starebbe buttando via il suo prezioso tempo.

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