Intervista a Mariano Torricelli (A-Yellow – La serie)

In prossimità della pubblicazione, a partire da lunedì 16 ottobre, della serie di genere giallo “A-Yellow” sul Canale Series, la Redazione di Cubik TV ha avuto il piacere di incontrare l’autore e protagonista Mariano Torricelli per farsi raccontare questo bel progetto che riporta in forma molto originale e moderna certe tematiche molto care al cosiddetto “cinema di genere” anni ’70.

 

Ciao Mariano. Innanzitutto la prima considerazione è riguardante il titolo… bellissimo! Gioca sul nome del protagonista e sul termine “giallo” (che in teoria all’estero è intraducibile). Una genialata! Di chi è l’intuizione e com’è nato?

Ciao. Come tanti degli aspetti della serie il titolo è stata un’idea balzata nelle nostre menti quasi per caso: mentre Roberto Colasante (regista, co-sceneggiatore e “seconda anima” di A-Yellow) ed io scrivevamo la sceneggiatura ci siamo “accorti” dell’assonanza tra le due parole e ci è sembrato assolutamente perfetto, quasi una chiave di lettura per tutta la serie: Aiello è un tipico cognome napoletano, non immediatamente riconoscibile come Scognamiglio o Esposito, ma ugualmente partenopeo (del resto seppur partenopeo anche il nostro Gabriele può sembrare un napoletano sui generis); la serie è, sia per intenti che per scrittura, assolutamente un giallo (“yellow” appunto, anche se, come giustamente notavi, il genere è anche all’estero denominato “Giallo”), se poi ci aggiungi la grafica del logo scelta con Giuseppe di Gennaro che sembra uscita da un fumetto (altro immaginario fondamentale nella nostra scrittura e realizzazione)… il gioco è fatto!

 

Il web è strumento giovane, la tua storia è molto piena di trovate, innovativa ma ha anche un impianto molto classico… quanto hai tratto ispirazione da un certo cinema “poliziottesco” anni ’70? Mi parlavi una volta anche di omaggi fin dalla scelta dei nomi di alcuni personaggi…

Ho cercato di rendere ogni personaggio leggibile a più livelli: quello più superficiale, propedeutico alla storia, quello sociale, in cui ognuno rappresenta una categoria, una classe sociale e le sue contraddizioni, i suoi pregi e soprattutto i suoi difetti, ed infine quella più profonda, umana: ogni personaggio è costretto a fare delle scelte forti, a scendere a compromessi, a “sporcarsi”, come ognuno di noi fa in fondo ogni giorno nella propria vita, nessuno di loro, dal poliziotto protagonista allo spacciatore, è uno stereotipo, nessuno di loro è prevedibile come non lo è nessuno di noi. Quasi nessuno di loro è in realtà esattamente quello che sembra, ognuno è un tono di grigio, non ci sono ne’ bianchi ne’ neri. Penso che questo abbia giovato tantissimo alla storia, perché rende l’indagine sempre pronta a virare verso nuovi obiettivi, con le pedine del gioco che cambiano continuamente peso e ruolo nel puzzle che il maldestro (altro elemento insolito per i protagonisti di gialli) detective protagonista cerca di metter su per venire a capo delle indagini.
Per quanto riguarda i poliziotteschi, beh…il cinema di genere è la mia grande passione, ed in particolare lo spaghetti western e il poliziottesco; sono assolutamente un divoratore di quei di film, quindi già mentre la scrivevo non potevo che avere in testa quel mondo, da Maurizio Merli a Tomas Milian, dalle musiche di Morricone a quelle di Micalizzi, quella fotografia e quegli stilemi, è davvero venuto tutto da se! Semmai la sfida è stata rendere tutto l’impianto narrativo godibile senza essere una sorta di video remake tutto citazioni e parodie, insomma io volevo “A-Yellow”, non “Napoli violenta 2.0”!
A questo abbiamo poi deciso di aggiungere elementi più vicini al cinema americano degli ’80 (in effetti Gabriele ricorda un po’ gli antieroi di Fuga da New York o Die Hard), ma anche lì ci siam divertiti tantissimo, passando da Carpenter a Tarantino, passando per Il Padrino e Trainspotting!
Altra opera che è assolutamente onnipresente nella serie (e non si direbbe, dato il genere) è “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo, con tutto il suo immaginario di personaggi e situazioni che citiamo e recitiamo a memoria quasi fossero poesie.
Con tutti questi punti di riferimento ci è poi venuto naturale riempire ogni puntata di citazioni e
rimandi a questi ed altri universi cinematografici, in maniera più o meno marcata: e così Gabriele che spiega al fratello la svolta nelle indagini gesticola quasi come Antonio Casagrande in Così parlò Bellavista; il suo partner Ciro fa di cognome Caputo, come il partner interpretato dal mitico Enzo Cannavale del commissario Rizzo alias Piedone nei film con Bud Spencer; il collega cui è stata assegnata un’importante indagine (citato nella scena all’interno del pub) è un omonimo del poliziotto De Simone, mite e succube collaboratore del Commissario Auricchio (Lino Banfi) di “Fracchia la belva umana”, il commissario della polizia è Berti, nome facilmente riconducibile al commissario Betti di Maurizio Merli in “Roma Violenta”, “Napoli Violenta” e “Italia a mano armata”, mentre il suo tirapiedi, Branca, vestito in quel modo, sembra appena uscito da una di quelle pellicole; e che dire dell’avvocato Cascione, che in “Così parlò Bellavista” viene continuamente chiamato in aula dall’uscire, così come viene chiamato all’ingresso da un furibondo Aiello? Questi sono solo alcuni degli elementi che omaggiano il cinema, le serie tv, gli interpreti che sono stati alla base del nostro lavoro, gli altri non li dico, scovarli è uno dei motivi per cui la serie deve assolutamente essere vista!

 

Ci parli della genesi della serie?

Anche questo è stato tutto molto naturale: ho iniziato a scrivere una storia che mi sarebbe piaciuto interpretare (per questo è così carica di tutto il mio “bagaglio da spettatore”), ci ho messo dentro il sigaro di Clint Eastwood nel Far West, ma ci ho messo dentro anche tantissima critica al momento sociale che stiamo vivendo rendendo il tutto molto personale. Avevo la necessità di confrontarmi con qualcuno proprio per evitare una storia troppo cervellotica ed introspettiva, e quindi ho man mano inviato le idee ai “cineamici” più stretti, su tutti il più interessato è stato Roberto, ci siamo scambiati impressioni ed abbiamo deciso di puntare tutto il possibile in questa storia, in questo progetto, e così fra mille peripezie abbiamo portato a casa la serie, ma è stata davvero una delle esperienze più impegnative della mia vita: abbiamo affrontato davvero tutti gli aspetti pre e post-produttivi, con relativi problemi ed imprevisti, abbiamo avuto la forza e soprattutto la fortuna di coordinare le 40 persone che con noi hanno creduto nel progetto e sono riusciti a farlo anche un po’ loro!

 

Vorremmo sapere qualcosa della tua formazione attoriale e della partecipazione alla serie di un grande attore come Lucio Allocca.

Dopo tanti anni di teatro sui testi più disparati, decisi di affacciarmi alla recitazione per il cinema e così mi iscrissi alla scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli, dove ho anche conosciuto buona parte del cast tecnico della serie. Uno dei docenti di recitazione era proprio Lucio Allocca, con cui sono rimasto in contatto anche dopo il corso. Lucio è davvero una persona straordinaria, di quelle che soprattutto in quest’ambiente e a quei livelli fatichi a pensare esistano davvero. Mi aveva sempre invogliato a scrivere qualcosa e così appena finito il soggetto di tutta la serie gli mandai il materiale, lo lesse in pochissimo tempo e mi chiamò entusiasta, dandomi anche qualche dritta su come rendere meglio la storia, da appassionato di gialli quale è; a quel punto mi venne spontaneo chiedergli di partecipare al progetto, e così adesso posso raccontare di essere stato su un set con lui!

 

A-Yellow ha avuto anche una serie di riconoscimenti nei concorsi cui ha partecipato…

Siamo riusciti a farlo girare per tanti festival, di alcune candidature ancora aspettiamo i risultati e ci siamo anche portati a casa qualche premio! Al Tuscany Web Fest il nostro commissario Berti, siamo portati a casa per la categoria thriller i premi per la miglior scena (uno split screen “fumettistico”, magnifica idea di Giuseppe Di Gennaro), miglior soggetto e miglior sceneggiatura (a dimostrazione dell’attenzione che abbiamo posto nella storia e nella narrazione, che sono la vera forza della serie). Nella stessa competizione Filomena Pisani, con la sua “Grazia”, ha vinto il premio come miglior attrice, sempre per la categoria thriller. Siamo poi riusciti ad arrivare al secondo posto nella classifica delle migliori serie in assoluto al Rome Web Awards, che per un prodotto come il nostro e un contest con circa 90 serie internazionali a gareggiare non è male! In più è di questi giorni la notizia che siamo stati inseriti tra i finalisti della categoria BEST DRAMA al Roma Web Fest… incrociamo le dita!

 

Per terminare ci racconti qualche aneddoto delle fasi di lavorazione?

Guarda… abbiamo girato tutto alla velocità della luce, tutte le puntate assieme, andando in giro per Napoli e provincia per 20 giorni e quindi vivendo a strettissimo contatto con gli inevitabili imprevisti del caso. Di sicuro, e per fortuna ora lo racconto col sorriso (in quel momento invece…) dimenticherò difficilmente quando, durante delle riprese in auto, la camera fissata al cofano dell’auto si è ribaltata cadendo a terra e danneggiandosi, per fortuna meno di quanto sembrasse. Ripeto, ora ne rido, ma è stato davvero un momento drammatico: da una parte il danno all’attrezzatura, dall’altro la prospettiva di dover sospendere le riprese. Il che, con i presupposti, gli equilibri e le impellenze con cui lavoravamo, avrebbe probabilmente significato che la serie non avrebbe mai visto la luce… argh!

 

La Redazione di Cubik TV ringrazia di cuore Mariano Torricelli per la gentilezza e disponibilità.

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Intervista a Mariano Torricelli (A-Yellow – La serie)