Lavori Seri: la webserie per giovani artisti italiani sbarca su Cubik TV

Fare l’artista è un mestiere come un altro. Non è un lavoro speciale, è una necessità, è un modo di esprimere e comunicare ma i contro superano i pro e gli aspetti positivi non sono mai stati così tanti. Vale la pena provarci? Come può un giovane artista lavorare in Italia?

“Lavori Seri” è una web serie dedicata ai giovani artisti italiani prodotta e diretta da Patrizia Gaia Canziani, una giovane ragazza diplomata all’Accademia delle Belle Arti di Milano ed appassionata di cinema e fotografia che per raggiungere il sogno di diventare regista si è dovuta destreggiare tra mille lavoretti andando incontro alle tante difficoltà che un lavoro creativo implica.

La web serie, disponibile sul canale Lifestyle di Cubik TV con doppio appuntamento settimanale vi racconterà, attraverso interviste, la storia di 8 artisti: il rapper Davide Borri, il regista Leandro Manuel Emede, l’art Director Nicolò Cerioni, l’attore Lucia Di Giovanni, il fotografo Diego Linciano, il cantautore Simone Avincola, la VJ Veronika Maz e la speaker Sarah Jane Ranieri.

Essere artista non è un lavoro speciale, è un mestiere come un altro, ma essere riconosciuto, retribuito e tutelato, non è semplice. Possiamo ancora credere di trasformare la propria passione in un “Lavoro Serio”?

Ci risponde direttamente la regista Patrizia Gaia Canziani che la redazione di Cubik TV ha avuto il piacere di incontrare ed intervistare.

 

Ciao Patrizia, ci vuoi raccontare come è nata la tua web serie dedicata ai giovani artisti italiani?

Abitavo a Milano, frequentavo l’Accademia di Belle Arti e nel frattempo facevo tutti i lavori possibili per mantenermi gli studi e l’affitto: cassiera al supermercato, barista, call-center… Il fato ha voluto che nell’ultimo periodo lavorassi come barista in un locale, “Opera 33”, dove la titolare, che organizzava spesso eventi in maschera e cose del genere, mi permetteva dopo una certa ora, di tirare fuori la camera e fare delle riprese o delle foto. Bene, la puntata pilota in realtà parla di questo locale e del modo artistico che aveva questa signora di gestirlo.

Da qui nasce l’idea di fare una serie che parlasse della “passione” creativa che spinge le persone a fare un determinato lavoro, concentrandomi poi sui lavori artistici.

Hai detto bene Patrizia, una passione creativa che spinge una persona a fare un “lavoro artistico”, ma allora perché non chiamare così la Web Series?

Il nome “Lavori Seri” l’ho scoperto durante le riprese della prima puntata, con il rapper Davide Borri, perché ovviamente il primo nome che avevo trovato faceva pena. In genere, per le interviste, accendo la camera, do il primo spunto: “Faccio questo lavoro perché”, e da qui nasce una sorta di dialogo per mettere a loro agio i protagonisti. Con Davide parlavamo della reazione dei genitori al “voglio fare il musicista”, “voglio fare l’attore” e la risposta classica è sempre quella del “Trovati un lavoro serio!”.

Il nome quindi è già l’ironia di fare un lavoro artistico, che in Italia ovviamente non è mai scontato che sia riconosciuto da istituzioni e parenti. Lavori Seri quindi definisce tutti quei lavori che i genitori non approvano, o che semplicemente non è detto che ti diano una paga a fine mese.

Emerge da questo primo racconto che fare l’artista non sempre viene considerato come un lavoro a tutti gli effetti, in particolare dalle persone che ti circondano. Ci saranno sicuramente degli aspetti non semplici di questa professione ma immagino anche tante soddisfazioni. Cosa hai voluto far emergere dalle interviste agli artisti?

La struttura delle interviste è divisa in tre spunti di discussione: “Faccio questo lavoro perché”, dove l’artista spiega i motivi che l’hanno spinto a fare questo lavoro, il perché lavora in un determinato ambiente e come è riuscito ad arrivare al punto in cui si trova, fornendo anche delle nozioni tecniche sul ruolo che riveste nella società.

“I pro e i contro” del lavoro creativo, quindi ciò di cui i giovani hanno più timore, i risvolti negativi raccontati in modo obiettivo e sincero da chi è già inserito nell’ambiente e il modo in cui si possono affrontare rendendoli dei pro.

L’ultimo aspetto approfondito è come “Cavalcare l’onda”, cioè come portare avanti il proprio lavoro in modo continuo, rimanendo a galla nella competitività sempre più presente nell’ambiente creativo italiano e soprattutto come assicurarsi una remunerazione economica derivata unicamente dalla propria produzione.

C’è tra tutte le storie che hai raccolto quella che ti ha particolarmente colpito?

Tutte le storie mi hanno particolarmente colpito, devo dire che ce ne sono alcune dove mi sono particolarmente emozionata, soprattutto per il carattere delle interviste e degli intervistati con cui ho passato una giornata intera cercando di capire e scoprire il loro mondo, le loro aspirazioni e il loro lavoro. La prima quella di Davide Borri, é stata il punto di partenza di questo progetto, e come tale, grazie anche all’amicizia che mi lega a lui, mi ha veramente emozionato, la partenza e la tangibilità dell’inizio di un progetto che fino a quel momento era rimasto su fogli elettronici. Molti poi si sono sentiti liberi di raccontarmi cose che andavano oltre al lavoro vero e proprio, parlandomi della reazione delle famiglie, dello scambio generazionale, e forse é proprio questo che mi ha fatto riflettere maggiormente, facendomi sentire parte delle loro storie.

Patrizia, tu rappresenti la categoria dei “Lavori Seri”, in base alla tua esperienza, possiamo provare a trasformare la nostra passione in un lavoro?

Ovviamente si. In questo periodo, ci vuole molta più determinazione e costanza, ma credo proprio che si possa fare, che possiamo riuscire a raggiungere i nostri obiettivi in qualsiasi campo. Certo, non viviamo in un paese che ci facilita le cose da questo punto di vista, ma credo (e devo farlo) che possiamo comunque lottare per arrivare ai nostri obiettivi, la fortuna gioca il suo ruolo certo, ma se siamo predisposti verso un certo percorso sono sicura che possiamo arrivare a vivere della nostra passione, senza dover, per forza arrenderci ai lavoretti del caso.

Non è semplice, ripeto, perché i muri sono tanti e molte volte lo sconforto è più grande delle possibili soddisfazioni, ma questo non vuol dire che non possiamo provare a rendere la nostra passione un lavoro “serio”.

 

Patrizia, speriamo che questa intervista possa essere di incoraggiamento a giovani italiani creativi che vogliono trasformare la loro passione in un lavoro. Grazie per le parole, per la testimonianza e per il messaggio che hai lanciato.

(21)

Lavori Seri: la webserie per giovani artisti italiani sbarca su Cubik TV

Blog |