L’incontro con Matteo Pascotto, talentuoso cantautore veneto, in occasione dell’uscita del secondo single dell’ultimo album “8 cose”

La Redazione di Cubik TV ha avuto il piacere di incontrare Matteo Pascotto, emergente cantautore veneto, a qualche mese di distanza dell’uscita del suo ultimo album titolato “8 cose” e in prossimità della trasmissione sul Canale Music dei video dei primi due estratti.

Ne è nata una piacevole conversazione che ci permette ora di far conoscere maggiormente questo talentuoso artista.

 

Ciao Matteo. Raccontaci del tuo ultimo album “8 cose”: quali sono i tre aggettivi più adatti per descriverlo?

Ciao e grazie di avermi invitato. 

“8 Cose” è sicuramente sincero. Sono dieci tracce ma otto canzoni, otto cose che vissuto e ho cercato di raccontare senza tanti giri di parole, mostrando parti di me senza vergogna; credo sia il compito di una canzone oltre che il ruolo di ogni artista.

E’ un disco molto chitarristico quindi è certamente graffiante. Ho lavorato molto ai suoni di chitarra, un pò vecchio stile come piacciono a me, lasciandomi andare in riff e assoli. Penso di aver più chiara la mia strada con questo disco.

Elegante è un aggettivo che è apparso in qualche recensione che mi è stata fatta. Ovviamente non mi permetterei mai di auto-definirlo così ma, dato che è arrivato dall’esterno, devo dire che mi è piaciuto parecchio e lo sento molto mio.

 

Ci parli dei video che hai realizzato per questo nuovo lavoro e che da oggi possiamo vedere su Cubik TV?

Il primo videoclip realizzato è stato per il singolo “L’Enciclopedia del Saluto” che ha aperto le danze con l’uscita dell’album. E’ un brano fresto ed estivo, volutamente scelto come primo singolo. Abbiamo girato a Grado in una bellissima giornata di inizio giugno. La canzone parla di quando spesso vorremmo qualcosa che in realtà non vogliamo veramente. Finiamo in un limbo sospesi tra il desiderio ed il reale e forse servirebbe un libro che ci suggerisca come comportarci. Il video credo renda bene l’idea.

“Tutta la Notte” invece è il secondo singolo. Anche questo videoclip è stato realizzato da Simone Vrech. Abbiamo girato durante il concerto del 18 Agosto nella suggestiva cornice del Faro di Bibione in collaborazione con Bibione Spiaggia. C’era un’atmosfera magica; un concerto notturno sotto la luce del faro, a pochi metri dal mare. La location ha dato ancora più valore, per me e per il pubblico presente, a questa canzone che in fondo non è altro che un inno a “cercare la luce”. Spesso nella vita siamo fermi in periodo bui, dai quali facciamo fatica ad uscire, fatti di sbagli, paure e limiti. Credo che in questo buio si debba trovare il coraggio di starci, in fin dei conti è una condizione che viviamo tutti quindi perchè non farlo insieme..

 

Chiami “sessioni domestiche” le esibizioni live che realizzi nelle case di chi ti contatta. Quanto della tua esperienza di “house concert” c’è dentro il nuovo album? Quanto ha contribuito e sta contribuendo questa alla tua crescita artistica?

Bellissime! Le Sessioni Domestiche mi hanno fatto ripartire dopo un periodo buio appunto, nel quale avevo messo la mia musica in un angolo; non chiedetemi perchè…

Suonare da solo, chitarra e voce, di fronte ad un pubblico così raccolto e attento è un’esperienza molto intima, fortissima. Sei davvero a contatto con le persone, che ti ascoltano attentamente, più di qualsiasi altro contesto live. Sono cresciuto tanto in quel mio spazio, ho imparato a concentrarmi esclusivamente sul messaggio delle canzoni e a comunicarlo più profondamente possibile durante l’interpretazione. Ho imparato tanto. Non nascondo di aver avuto tanta paura, specie le prime volte. Forse mette più ansia un palco così che non 3000 persone!

“La tua Armonica” è un brano che ho voluto inserire in questo disco ma che è stato il brano più importante in quei concerti. Ho sentito per la prima volta nella mia vita il pubblico commosso alla fine di una canzone e lì ho capito di averci messo dentro qualcosa di vero e autentico. Entra nella vita delle persone se è così e ti rendi conto che, successivamente, non è più solo tua quella canzone, adesso è di tutti.

 

Quali sono i tuoi modelli di riferimento? Dove vorresti far approdare il tuo sound?

Io scrivo in italiano ma ascolto tantissima musica d’oltreoceano, quindi è sempre difficile per me rispondere a questa domanda. Per ora sento di dover scrivere in italiano, sono nato qui.

Ma sono un patito di black music in generale, adoro quei suoni. Il mio sogno è quello di riuscire ad intrecciare questi due aspetti: fare musica pop ma con la sensibilità del blues e del jazz.

Mi piacciono i suoni vecchi, anni ’60/’70, credo in “8 Cose” si percepisca. Come dicevo questo è il sound che voglio continuare a ricercare. Non vedo l’ora di rimettermi al lavoro.

 

Il disco è nato a seguito di una campagna di crowdfundindg. Ritieni che questo sia il modello del futuro per un’artista che voglia emergere? Lo vedi come un modello destinato a coinvolgere sempre più anche i musicisti cosiddetti “affermati”?

 

Lo è già. Molti artisti anche affermati l’hanno utilizzato e credo questo la dica lunga sulla direzione in cui sta andando la musica. Gli intermediari stanno lentamente sparendo e gli artisti sempre più si costruiscono l’affetto del loro pubblico attraverso il web. E sarà sempre più così.

Questo disco è stato realizzato grazie ai miei fans, senza spinte dall’alto, ed è bellissimo. Ho iniziato a sentire la forma ed il valore del mio progetto dall’affetto delle persone. Credo sia questa l’unica certezza per il mio futuro: senza di loro non sarebbero mai accadute così tante “cose”.

 

Ringraziamo Matteo Pascotto del tempo che ci ha dedicato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’incontro con Matteo Pascotto, talentuoso cantautore veneto, in occasione dell’uscita del secondo single dell’ultimo album “8 cose”

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