Nuovo approfondimento – Infezione da HIV e Sindrome da Immunodeficienza acquisita

La sindrome da immunodeficienza acquisita è una condizione morbosa a eziologia virale e le manifestazioni cliniche sono dovute a una grave compromissione della risposta immunitaria cellulo mediata. L’AIDS è stata riconosciuta come malattia nel 1981 negli Stati Uniti e l’andamento epidemiologico ne suggerisce la natura infettiva. Esistono due tipi di HIV, il virus è formato da un core centrale e questi virus dimostrano un’alta variazione genetica e si generano continue varianti. Questo fenomeno impedisce lo sviluppo di un vaccino e ha implicazioni per la valutazione dell’efficacia della terapia antivirale specifica. L’HIV può essere trasmesso per via parenterale con la trasfusione di sangue, attraverso lo scambio di siringhe di tossicodipendenti, per contatto accidentale con aghi o strumenti infetti o con rapporti sessuali. Una donna HIV sieropositiva può trasmettere l’infezione al figlio durante la gravidanza o al momento della nascita o con l’allattamento. Pur essendo il virus presente nella saliva e nella lacrima non è stata segnalata alcuna trasmissione, non sono oggetto di trasmissione gli oggetti di uso comune, i servizi igienici e gli insetti.

L’HIV 1 è originata nell’Africa equatoriale e si è poi diffusa tra i soggetti infetti, è nata con la scimmia verde e ha superato poi la barriera di specie. L’HIV 2 ha una diffusione limitata ad alcuni stati dell’Africa occidentale. L’HIV 1 ha infettato almeno 42 milioni di persone. La diffusione del virus ha avuto caratteristiche diverse nelle diverse zone così sono stati definiti tre modelli per descriverne le caratteristiche: al modello 1 soggetti omosessuali, al modello 2 donne e uomini giovani, al modello 3 paesi con bassa prevalenza di infezione HIV 1. In Italia vengono riportati i casi di AIDS ma non di HIV 1 che sono tutelati dalle leggi di riservatezza individuale. L’AIDS si manifesta nelle città metropolitane dove esistono persone con comportamenti a rischio. In futuro è atteso un aumento dei pazienti che hanno acquisito l’infezione con rapporti eterosessuali prevalentemente donne poiché sono più soggette all’infezione.

Decorso dell’infezione da HIV: l’infezione primaria la cui risoluzione è accompagnata dall’insorgere dell’immunità umorale e cellulo mediata si manifesta con sintomatologia di tipo influenzale; la fase di latenza clinica può durare da alcuni mesi a diversi anni ed è caratterizzata da un progressivo deterioramento del sistema immunitario, si riduce la replicazione virale nel sangue periferico e c’è sviluppo della risposta immunitaria HIV- e questo periodo è caratterizzato da eventi patogenetici. La fase asintomatica ovvero la fase in cui si acquisisce la sindrome, è la fase dove si nota la progressiva diminuzione dei linfociti T CD4­+ fino al valore soglia di 200.

La diagnosi di infezione HIV viene effettuata mediante la ricerca degli anticorpi diretti verso il virus, nella maggioranza degli individui la comparsa degli anticorpi avviene entro 4-8 settimane dal contagio. Alcuni saggi immunoenzimatici danno risultati falsamente positivi quindi è necessario un saggio di conferma (Western blot). La variazione delle conte dei linfociti T CD4+ è elemento prognostico determinante nel corso della storia naturale dell’infezione. Il decreto del ministero della sanità prevede la notifica obbligatoria per i soli casi di AIDS. La definizione di AIDS comporta la presenza di una malattia almeno moderatamente indicativa di un deficit dell’immunità cellulare in assenza di ogni altra causa intercorrente di immunodeficienza o di qualsiasi causa definita di diminuita resistenza alle malattie.

Le infezioni opportunistiche sono le più importanti cause di morbosità e letalità nei pazienti con sindrome da immunodeficienza acquisita. La probabilità che si manifesti un’infezione opportunistica è in funzione della gravità della compromissione immunitaria. HIV e altri agenti opportunistici possono colpire diversi organi e apparati come quello respiratorio, digerente, il SNC e SNP, la cute e le mucose e altri apparati.

Nei pazienti con HIV è notevole la frequenza con cui si riscontrano patologie neoplastiche, le più comuni sono il sarcoma di Kaposi e i linfomi non Hodgkin. Il sarcoma di Kaposi nella forma classica è confinato agli arti inferiori, se endemico è contraddistinto da lesioni nodulari localizzate, se epidemico è caratteristico degli omosessuali.

La terapia è antiretrovirale e i farmaci devono avere bassa tossicità, capacità di penetrare la barriera emato-encefalica e deve esserci disponibilità di formulazioni somministrabili per via orale. I principali presupposti e i principi generali della terapia antiretrovirale sono la replicazione del  virus che causa un danno al sistema immunitario con conseguente insorgenza di AIDS; i livelli plasmatici di HIV-RNA che  esprimono l’intensità di replicazione virale che è associata alla distruzione dei linfociti T CD4 e la progressione della malattia che è diversa nei singoli individui e quindi la decisione terapeutica deve essere personalizzata.

La scelta del regime terapeutico deve avere come obbiettivo quello di ottenere una negativizzazione della viremia plasmatica nel più breve tempo possibile. Per gli operatori sanitari che hanno subito un’esposizione accidentale è consigliata la terapia antiretrovirale per ridurre il rischio di acquisire l’infezione. Tra i vari fluidi biologici quelli considerati a rischio sono il sangue, i liquidi organici emorragici, lo sperma, le secrezioni vaginali e i materiali contaminati concentrati.  Per i vaccini lo sviluppo è probabilmente possibile tuttavia il percorso per arrivare al suo allestimento in assenza della dimostrazione di un meccanismo certo di protezione in vivo appare arduo.  La prevenzione: il più efficace strumento di lotta contro l’infezione è l’adozione di provvedimenti quali l’esclusione e l’autoesclusione di donatori con comportamenti a rischio e l’utilizzo del profilattico. Si richiama la necessità di osservare le norme igienico sanitarie atte a impedire la trasmissione del virus.

Alessandra Lamanna

Dr.ssa in Educazione Professionale

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