Nuovo approfondimento: La gita scolastica come esperienza di crescita

Un’esperienza concreta per rendere più autonomi i nostri studenti è quella della gita in bicicletta o a piedi: una proposta didattica rivolta alle classi per vivere e conoscere meglio il proprio territorio. Quello delle gite scolastiche è oggi “un gran affare”.  Nel corso dell’anno gli studenti fanno almeno una gita, c’è quindi un vero e proprio mondo economico che vive su quest’evento. Eppure pochi si soffermano a riflettere sull’importanza della gita dal punto di vista didattico. Vorrei soffermarmi sul come e sul perché si organizza una gita, al di là di qualche ricerca gli studenti non sono molto coinvolti nella gita scolastica. Spesso una città o un’altra non cambia, l’importante è andare.  Non ci sono limiti circa la possibilità di viaggiare, ed è sempre più frequente che gli studenti effettuino viaggi in paesi europei. Molte delle terze delle scuole secondarie di I grado hanno fatto in questi anni viaggi di alcuni giorni con destinazione la sede del Parlamento europeo a Strasburgo. Eppure spesso questi ragazzi hanno raramente viaggiato e percorso le strade della centuriazione romana che si snodano nei dintorni della via Emilia, nelle zone del Rubicone. Si viaggia, ci si sposta di chilometri…eppure non si conoscono i territori e gli ambienti in cui viviamo. È necessario, direi urgente, tornare a fare gite nel nostro comune, nella provincia, nella regione in cui abitiamo. Si tratta di percorrere i dintorni, esplorarli, conoscerne la storia e le particolarità. Così la maniera più naturale per conoscere i nostri ambienti è quella di muoversi a piedi o in bicicletta. Si tratta di prepararsi, di allenare la mente dei ragazzi e il corpo a quest’evento che sicuramente è molto più coinvolgente. È una scelta che capovolge completamente la modalità con cui i ragazzi si spostano sul territorio. Oggi abbiamo studenti “trasportati” quasi esclusivamente su mezzi a motore meccanici. Qui la questione diventa di tipo psicopedagogico: un ragazzo autonomo, che sa muoversi da solo, acquisisce sicurezza, matura competenze psicomotorie, raggiunge una sua autonomia. Alla domanda “ma la gita in bicicletta è pericolosa?” la risposta è semplice. In attesa che la nostra società modifichi la filosofia di spostamento dai mezzi automobilistici a quelli ciclistici, e si predispongono piste ciclabili, l’unica soluzione provata è sicuramente quella di contattare il comando dei vigili urbani e chiedere un accompagnamento. Il vero scopo del viaggio non è quindi arrivare ma camminare, non è la meta, ma il percorso, non è il dove ma il come. Se chiediamo agli studenti delle nostre scuole qual è l’esperienza più significativa della gita scolastica, raramente risponderanno il luogo, la località, il museo visitato, la mostra vista. Le risposte che ci sentiremo dire saranno tutte centrate sul clima della classe, la situazione, lo stare insieme ai compagni, il tempo passato insieme in modo diverso dalla solite routine scolastica. È necessario riflettere su questo e far sì che la gita divenga sempre più occasione per vivere l’importanza del cammino e non dell’arrivo.

Ecco un excursus sul passeggiare… passeggiare è un’arte povera, un far niente pieno di cose, il piacere di scrivere una pagina bianca. Passeggiare vuol dire partire per arrivare, significa abbandonare la linea retta, improvvisare il percorso, non avere paura di ascoltarsi, è ritornare a se stessi. Passeggiare non serve per tenersi in forma ma a dare forma alla vita. Quindi per passeggiare servono solo un buon paio di scarpe, uno zainetto con borraccia e cappellino e poi.. VIA! Alla scoperta di spazi, luoghi e incontri che spesso ci sfuggono a causa del dis-orientamento o del poco tempo che i mezzi di comunicazione troppo veloci ci lasciano.

Alessandra Lamanna

Dr.ssa in Educazione Professionale

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