Nuovo approfondimento: Orti didattici

Perché non coltivare un piccolo orto naturale nel cortile della scuola o in un pezzetto di terra vicino ad essa? Coltivare un orto a scuola significa imparare a “rallentare”. È un’esperienza altamente educativa. Seminare e coltivare frutta e ortaggi sono attività che mettono a frutto le abilità manuali, le conoscenze scientifiche, lo sviluppo del pensiero logico interdipendente. Ma significa soprattutto attenzione ai tempi dell’attesa, pazienza, maturazione di capacità previsionali. Lavorare con la terra aiuta i ragazzi a riflettere sulle proprie storie locali e familiari. La maggior parte degli studenti italiani ha sicuramente un nonno o un bisnonno che ha o che ha avuto a che fare con la coltivazione della terra. Nell’orto i ragazzi uniscono teoria e pratica, cioè il pensare, il ragionare con il progettare e il fare. In un orto s’imparano i modi, i momenti adatti per seminare. Prima di far questo si deve preparare e concimare il terreno. È necessario poi seguire con cura i prodotti attendendo ai bisogni d’acqua e al controllo dei parassiti. Si possono conoscere infine le combinazioni e le rotazioni giuste fra le varie piante. Il mestiere dei campi, quello dell’agricoltore, del coltivatore, è uno dei mestieri più difficili al mondo, che richiede grandi abilità, esperienze e competenze multiple. Nel comune modo di pensare resiste l’idea che essere contadini equivale ad essere ignoranti. Purtroppo è uno dei pregiudizi che ancora oggi la scuola stessa perpetua. Eppure l’arte di coltivare la terra, che, storicamente, è stata fra le più di disprezzate, ha tanto da insegnare a tutti noi.

Perché non organizzare un orto in un ospedale o in una struttura sanitaria? Un orto ben curato, con tanti vialetti e tante aiuole di verdure, ortaggi e fiori. Un orto che abbia anche una bella serra di vetro per l’inverno e una zona dedicata al compost, elemento essenziale per cibare il terreno. Un orto ricco di erbe officinali e piante che favoriscano la riproduzione e la presenza di farfalle. Un orto con tanti alberi da frutto. Frutti per tutti i mesi dell’anno. Un orto vorrebbe dire, per chi resta pochi o tanti giorni in ospedale, riconoscersi in un elemento essenziale della propria terra, cioè nel luogo in cui viviamo, fatto di storia, di tradizioni, di cultura, di memoria. E così noi tutti potremmo beneficiare sia della semplice visione di questo piccolo “paradiso terrestre”, sia della possibilità di fare qualche lavoro nell’orto. Forse così avremmo bisogno di meno medicine e guariremmo più in fretta.

Occorre imparare di nuovo l’abbiccì del rapporto con la natura. Per questo si è parlato di orti scolastici, aule all’aperto dove apprendere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita, e nella pratica di una possibile autosufficienza apprendiamo il respiro della libertà interiore. Un giardino, un bosco, un orto, una piantina trasformano la scuola in qualcosa di vivo di cui prendersi cura. Partiti dalla scuola, si passa agli orti terapeutici. Spazi dove ci si prende cura di fiori e ortaggi scoprendo al contempo nell’orto un luogo ideale dove intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità, coltivando intanto la pace interiore.

Alessandra Lamanna

Dr.ssa in Educazione Professionale

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